
Al Teatro Trianon Viviani di Napoli, si è tenuta un altra lezione delle “Conferenze cantate” per la sezione “Città cantante” ideata e condotta da Pasquale Scialò.
L’iniziativa s’inscrive nella programmazione del Teatro Trianon Viviani che, con la direzione artistica di Marisa Laurito, ha inteso inserire nel proprio cartellone momenti di approfondimento sulla storia della canzone napoletana, accanto a una originale e qualificata proposta di spettacoli musicali. Ne sono un esempio in tal senso la creazione della “Stanza delle Meraviglie”, un’esperienza immersiva tra suoni, immagini e voci della tradizione, realizzata con il sostegno della Regione Campania e attuata dalla società in houseScabec. A breve anche l’apertura al pubblico della “Stanza delle memorie”, con la fruizione integrale del portale musicale SoNa.
La lezione-concerto condotta dal professore Scialò ha avuto come tema: Arcipelago della canzone:
Zazà, chi l’ha vista? Festivàl, camel e nuovi arrivi. Hanno cantato e suonato brani compresi tra gli la metà degli anni Quaranta del ‘900 e il 2021: Antonio Siano, voce e chitarra e il Trio Suonno d’ajere composto da Irene Scarpato (voce), Gian Marco Libeccio (chitarra classica), Marcello Smigliante Gentile (mandolino e mandoloncello). Una compagine artistica di grande valore, specializzata nell’interpretazione di questa singolare letteratura di musica vocale.
Anche nel l’ultimo incontro l’affluenza del pubblico è stata molto fitta con studenti dell’Università “S. Orsola Benincasa” di Napoli e un folto gruppo di studiosi e amanti di tale repertorio, sono stati eseguiti sia brani noti come Dove sta Zazà? di Raffaele Cutolo e Giuseppe Cioffi, che variazioni sulla figura femminile di Zazà (come una precedente versione del 1942 Nino Rota e Michele Galdieri tratta dall’omonimo film); o, ancora,l’indagine sulla scomparsa della donna con il brano L’hanno ritrovata (Ma chi?)… Zazà, di Arrigo-Paisaniello, canzone popolare, incisa da Mario Consalvo nel 1946.
A queste composizioni sono seguite alcune pietre miliari del Festival della canzone, da Sciummo (di Enzo Bonagura e Franco Concina del 1952) a Guaglione (di Nisa, pseudonimo di Nicola Salerno e Giuseppe Fanciulli del 1955) e ’A bbonaname e ll’ammore(diJovino e Mario Festa), entrambi lanciati nel 1955. Dai Festival la narrazione della lezione-concerto si è spostatanegli anni Settanta con Bruni, Pino Daniele. Un siparietto a parte è stato dedicato al cosiddetto fenomeno “neomelodico”, sottolineandone tutta l’ambiguità terminologica, con l’ascolto di Prumessa di Franco Ricciardi e Ciucculatina d’’a Ferrovia, lanciato da Nino D’Angelo, brano quest’ultimo che costituisce un momento significativo per la canzone popolare urbana. L’incontro si è chiuso affrontando il caso socio-musicale di Liberato con l’esecuzione di Tu t’ hêscurdat’ ’e me!
In conclusione, Pasquale Scialò ha associato il fenomeno della produzione contemporanea a quello di un articolato arcipelago in cui le diverse isole, immerse nel mare sonoro del Mediterraneo dialogano tra loro sia pure da diverse latitudini.
Tra proiezioni di filmati, immagini di interpreti, frontespizi di spartiti e musiche, il pubblico, attento come sempre, ha salutato la fine dell’ultima lezione con calorosi appalusi.
P.S.


