“I passi di Zoe”, il nuovo album di Mariella Pandolfi

A cura di Maresa Galli

“Zoe, il mio cane. Ogni giorno i suoi passi guidano i miei tra i sentieri della vita”.



Da anni attiva nel circuito jazzistico campano, Mariella Pandolfi, pianista e compositrice di talento, pubblica il nuovo, ispirato, elegante album, “I passi di Zoe”. Registrato al Godfather Studio, con la grafica di Daniela Monetti, il cd è dedicato a Giuseppe, compianto fidanzato della musicista che da sempre mescola jazz e musica classica, lasciando spazio all’improvvisazione di fine scuola jazzistica.


Un nuovo album, dopo i precedenti “mRj” e… “Bye Bach Blues”. “I passi di Zoe” è ispirato ad una dolce compagna di viaggio…
Nel 2010 pubblicai “mRj”, che in ebraico significa Maria, in trio jazz, con il trombettista veneziano David Boato, un omaggio alle figure femminili della mia famiglia. Nel 2016 ho pubblicato “Bye Bach Blues”, sempre in trio, però con il violoncello, con frammenti di preludi di Bach. Zoe è la mia cagnolina, presa dopo la scomparsa del mio compagno. È meraviglioso vedere i suoi occhi vispi che ti aspettano, e l’album nasce dall’osservazione del suo mondo, dei suoi passi, con le sue corse, il suo modo di giocare con gli altri cani… cerco di raccontare questa gioia, libertà nei prati, nei boschi.

Da tutto questo sono nati i temi con parti improvvisative: jazz, un po’ di classica, un pezzo un po’ funk… è un album molto vario.

Quali sono i musicisti che ti accompagnano nel nuovo progetto? Chi firma gli arrangiamenti?
Massimo Mercogliano al basso, che ha suonato anche nei due precedenti cd e con il quale condivido concerti da tanti anni; Dario Guidobaldi alla batteria; Claudio Cardito al sax tenore, sax soprano e al flauto. Claudio ha delle sue idee sull’improvvisazione, il pensiero libero, John Coltrane… Il mio modo di suonare è un po’ più classico, il suo guarda molto più avanti e si crea un bel contrasto. Gli arrangiamenti sono miei ma c’è collaborazione, le idee nascono anche da tutti suonando.

“Da lontano”, “Failaninna”, “Come un folletto” rispecchiano il tuo stile personale che fonde classica e jazz, rondò bachiani e fraseggi evansiani: i confini esistono solo in apparenza…
Ci sono temi quasi classici, poi si sviluppa tutto nell’improvvisazione jazzistica e l’improvvisazione diviene anche fusion; è un linguaggio che è parte di me, compongo e suono ciò che sento e questo è il bello del jazz!

Dai preludi di Bach all’afro cuban jazz, dall’interpretazione personale di celebri standard alla creazione di brani originali: la tua ispirazione è ampia e rifiuta i confini di genere… Hai presentato da poco il progetto “Sono io George Sand: due donne, due pianoforti, un solo amore: Chopin”…
Si, tutti questi generi si intrecciano, anche venendo da mondi lontani. George Sand è un progetto musicale e teatrale, su Amantine Aurore Dupin, scrittrice e drammaturga, compagna di Fryderyk Chopin. Un’attrice racconta tutta la sua storia d’amore: Chopin era un genio ma anche un personaggio complicato, malato, e lei era una donna di oggi, anticonformista, molto avanti sui tempi. Cambiò nome perché capiva che le donne erano penalizzate nel lavoro e nella vita. Nello spettacolo vi sono valzer, preludi, polacche, alcuni seguiti fedelmente, altri riarrangiati da me e suonati da me sola o insieme con un’altra pianista.

Il jazz non conosce crisi: se trovare ampi spazi talvolta è difficile tuttavia è sempre richiestissimo. È un fatto di moda o di migliore conoscenza del pubblico? Qual è l’ascolto che consiglieresti ai giovani che si avvicinano alla musica?
La musica jazz è un genere complesso, richiede un ascolto più attento; in genere si passa dalla leggera al rock, poi alla classica e al jazz che richiedono un ascolto guidato o fatto da chi ne abbia conoscenza. Sono partita dalla musica classica, brasiliana e dall’ascolto del jazz. Essendo pianista mi sono innamorata di Bill Evans, anche della sua storia, geniale musicista vittima della droga, morto giovane. Ho ascoltato anche molto Jarrett, la sua originale improvvisazione: lui ascolta la musica che gli parla. E ancora Thelonious Monk, Herbie Hancock, McCoy Tyner, ma anche Jaco Pastorius, Jack DeJohnette… Questo è il mio ascolto
e sicuramente consiglio di partire sempre anche dalla musica classica.